[ValSusa] Ora tocca a noi
by dis.socia
Leggendo ciò che è avvenuto in Val Susa nella notte tra il 23 e il 24 gennaio 2010, dopo la grande manifestazione NO TAV, mi sono tornate alla mente le testimonianze raccolte in Sicilia a proposito del grande movimento per la Sicilia Occidentale che si mosse a partire dagli inizi degli anni '50 del secolo scorso (1).
Un movimento che si batté realmente contro il potere mafioso, non riempendosi la bocca di proclami per poi raggiungere accordi di realpolitik con gli esponenti politici che quel potere rappresentavano (2).
Un movimento che parlava di “capacitazione”, ossia di ridistribuzione di informazioni e potere, di pianificazione territoriale da parte della popolazione. Un movimento che seppe ottenere risultati concreti e che resse anche al tragico terremoto del Belice del 1968 (3) .
Dalle testimonianze si può venire a sapere che agli angoli delle piazze, durante le assemblee, si formavano i crocchi degli oppositori a questo movimento.
Chi erano? I carabinieri, rappresentanti della collusione tra mafia e Stato e della loro inscindibilità; i mafiosi, rappresentanti del potere nel territorio; i fascisti, grandi alleati del capitale al nord e della mafia al sud.
Queste tre forze entravano in gioco alternandosi, a seconda delle necessità, in maniera strategica rispondevano alla capacità delle popolazioni di autodeterminarsi, ognuno con la propria carica di violenza.
Un'alleanza che si manifestò in pieno nell'omicidio di Giuseppe Impastato, accusato dallo Stato di essere un pericoloso bombarolo terrorista saltato sul proprio ordigno (4).
Una panzana durata 21 anni che ha coperto la progressiva infiltrazione di poteri eversivi nei gangli della Repubblica nata dopo la Resistenza, così come Impastato aveva denunciato. Quella Repubblica che nei sogni di molti antifascisti doveva liberare i territori dalle malefatte del capitale del nord e della mafia del Sud, ossia i due poteri che avevano detenuto lo Stato dopo l'Unità d'Italia.
Sì, al di là della retorica questa nazione è nata da quelle forze e dalle loro alleanze, un momento prima che altre forze potessero sollevarsi e chiedere una reale autodeterminazione dei popoli. Quando poi, all'inizio degli anni '20 le forze rivoluzionarie tentarono nuovamente di sollevarsi ecco che quei due poteri finanziarono il Fascismo e la sua ascesa, determinate a non perdere la propria egemonia, a qualunque prezzo (5).
Alla mala parata, finanziarono l'antifascismo e, così come sfilarono sotto il fascio littorio, si vestirono di tricolore e fecero “bei discorsi sulla pace e sul lavoro” promuovendo la modernizzazione della nazione (6).
Quando la puzza del loro marcio iniziò a trapelare e videro il pericolo ecco allora la caduta della I Repubblica e, anche, una forza in grado di assorbire il malcontento delle regioni del nord, trasformandolo in un impeto di becero qualunquismo.
Infatti quella forza, che doveva rompere gli schemi è, come da copione, ben foraggiata e alleata di gruppi economici, al nord, e mafiosi, al sud.
Nelle vicende legata al progetto TAV-TAC Torino Lyone il copione è stato seguito in pieno.
In Val di Susa si parla di questo progetto dalla fine del 1987. C'è stata, è vero, una pausa nella realizzazione del progetto. Una pausa determinata dallo scandalo che conosciamo come “Mani Pulite”, in cui finirono tutti i fautori di quel progetto. (7)
La torta però era grande e così tornarono all'attacco all'inizio degli anni '90. Già allora incontrarono resistenza e vi furono le bombe questurine che costarono la vita a Sole e Baleno. Un'azione in pieno stile mafioso: denigrare, accusare ed eliminare psicologicamente e/o fisicamente. Un'azione che ancora oggi viene citata dai Sì TAV che, dimentichi in questo caso delle sentenze dei tribunali, ancora continuano ad infangare il nome di Sole e Baleno, due pericolosi terroristi che mettevano bombe! (8)
Certo un grande peso in tutto ciò ha la grande stampa ma, anche questa, non dimentichiamolo è nelle mani di quei poteri sopracitati. Una stampa che grida alla libertà di informazione, attenzione però, non alla sua democratizzazione. Una stampa in mano a monopoli, la libertà sta nel fatto che ogni potentato deve poter avere il suo strillone!
Un metodo di azione che si vede anche in situazioni più piccole, come quella di un presidio popolare di una piccola frazione di un piccolo Comune in provincia di Vicenza: il Presidio di S. Pietro di Rosà.
Sfiga volle che un gruppo di cittadini attenti all'amministrazione del territorio si accorgessero di alcune irregolarità nella stesura del piano di sviluppo della zona industriale di Rosà. Apriti cielo, da lì iniziarono a scoprire e denunciare una serie impressionante di irregolarità sino allo scarico illegale di materiali tossici nelle fondamenta di una zincheria da parte di una ditta del clan Nuvoletta(Camorra)! (9)
Attorno a questa lotta si unisce tutto il paese ma ecco che il presidente del comitato viene accusato sempre più di essere un poco di buono, un perditempo drogato, sino a ricevere una sprangata in testa in pieno giorno in pieno centro cittadino, senza che nessuno vedesse (non siamo a Scampia, siamo in provincia di Vicenza!). La stampa, come da copione, definisce l'aggressione un regolamento di conti tra motociclisti, dopotutto il personaggio è un poco di buono (10) .
Veramente sfiga per questi poveri cittadini che da allora hanno scoperto e denunciato le collusioni tra forze dell'ordine, magistratura, politici, industriali e mafiosi. Se anche loro se ne fossero fregati di quello che succedeva attorno avrebbero avuto una vita più tranquilla, avvelenata e come sudditi ma consona ai programmi televisivi.
Quello che sta avvenendo in Val Susa non fa presagire nulla di buono, quanto sta accadendo dimostra che questi poteri vedono vacillare la possibilità dei loro guadagni sotto la consapevolezza che la popolazione di quei luoghi ha acquisito.
Hanno visto che è inutile mettere bombe e accusare gli anarchici. Hanno visto che è inutile screditare il movimento dicendo che è composto da anarcoinsurrezionalisti. Hanno visto che gli amministratori locali, supportati dalla popolazione, non in lotta eroica, non cedono alle lusinghe. Hanno visto che il tempo non ha logorato la lotta.
Ora dovranno mostrare il loro lato bestiale chiedendo tutto l'appoggio a quella stampa il cui unico compito è quello di determinare di cosa il popolo deve parlare e di come debba parlarne.
Quanto accaduto dimostra che hanno paura!
Sta ora a chi non abita in Val di Susa cogliere l'invito a riprendersi in mano la vita.
Note:
- Al proposito si può leggere il libro “Perché l'Italia diventi un Paese civile. AAVV,
- Si può ascoltare l'intervista a Lorenzo Barbera “Dalla partecipazione popolare al processo popolare di Roccamera”
- Al proposito si veda la vicenda del giudice Chinnici, saltato su una bomba di mafia nel 1983, ben prima di Falcone e Borsellino. Questo giudice prese seriamente le accuse di Giuseppe Impastato mentre i grandi rappresentanti della Repubblica Italiana dicevano che la mafia non esisteva. Audio Intervista a Ferdinando Imposimato
- Si veda il volume “Il fascismo, origini e sviluppo” di Ignazio Silone. Questo volume, stampato in Svizzera nel 1934 è stato pubblicato in Italia solo nel 2003, quando ormai i finanziatori si erano abbondantemente tricolorati anche nella seconda repubblica.
- Emblematica in questa direzione la figura del conte Volpi di Misurina, finanziatore e ministro del regime fascista. Si occupò della realizzazione delle Grandi Opere in Italia e nelle colonie. Alla caduta del regime si rifugiò in Svizzera e divenne uno dei finanziatori dell'antifascismo. Fu l'ideatore della prima grande opera del dopoguerra, la diga del Vajont!
- Si veda il bel volume inchiesta Le scarpe dei suicidi
- Capitolo del libro “Il grigio oltre le siepi”, SAN PIETRO DI ROSA’: IL PRESIDIO RIBELLE - di Daniele Pasinato e Lorenzo Signori , e una cronistoria aggiornata http://lppmappe.blogspot.com/
- Le vicende sono raccontate dallo spettacolo teatrale Sogno PostmodernOO
