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Ritorsioni e nuovi tentativi di fuga da Gradisca

Questi gli articoli degli ultimi due giorni.

Messaggero Veneto del 7 ottobre
Tunisino di 21 anni arrestato al Cie

Sono scattate nel primo pomeriggio di lunedì, con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, le manette per un 21enne immigrato clandestino tunisino ospite del Cie di Gradisca. Il provvedimento di custodia cautelare per l’extracomunitario è stato emesso in merito ai fatti avvenuti nel Centro di identificazione ed espulsione di via Udine nella serata del 21 settembre scorso quando, nel corso di una rivolta degli immigrati, il 21enne tunisino ha reagito all’intervento delle forze dell’ordine. Durante un tentativo di fuga l’immigrato, che in quel momento si trovava assieme ad altri ospiti del Cie sul tetto della struttura, aveva contuso un carabiniere del comando di Gradisca (intervenuto insieme a colleghi e ad agenti di polizia per sedare la rivolta e sventare la fuga) facendolo ruzzolare giù per la scale d’emergenza, posizionate su un lato della copertura. Nell’occasione il carabiniere aveva riportato una lieve tumefazione al volto, nonostante indossasse il casco di intervento, una contusione alla gamba e una distorsione al rachide cervicale. Subito trasferito per accertamenti al pronto soccorso di Gorizia, l’uomo era stato poi dimesso con una prognosi di 10 giorni. «Visto l’atteggiamento particolarmente sfrontato dell’immigrato, la resistenza e le procurate lesioni a un pubblico ufficiale – ha confermato il capitano Sutto del comando dei Carabinieri di Gradisca – abbiamo richiesto all’autorità giudiziaria di emettere un’ordinanza di custodia cautelare, sulla cui base il gip ha poi emesso l’ordinanza di di custodia cautelare in carcere, scattata lunedì mattina ed eseguita già nel primo pomeriggio, direttamente nel Cie di via Udine». L’immigrato è stato immediatamente trasferito al carcere provinciale goriziano di via Barzellini, dove è attualmente trattenuto in attesa di essere giudicato. Marco Ceci

Piccolo del 7 ottobre
Colpì un carabiniere, tunisino arrestato

Un tunisino di 21 anni, ospite del Cie di Gradisca, è stato arrestato con l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Era stato fra i protagonisti della rivolta nella notte del 21 settembre scorso, quando – come accertato dagli inquirenti – aveva colpito con un calcio al volto un carabiniere che cercava di convincerlo a scendere dal tetto della struttura, dove stava montando la violenta protesta dei clandestini conclusasi solo alle 18 del giorno dopo. A quasi due settimane trascorse dall’episodio incriminato all’esecutività del provvedimento di custodia cautelare disposto dalla Procura, non è stato ancora chiarito se sul 21enne maghrebino pendessero anche altri campi d’imputazione precedenti al suo ingresso nella struttura: non va dimenticato, infatti, che il 90% degli immigrati trattenuti al Cie proviene dal circuito carcerario o ha alle proprie spalle gravi precedenti penali. Quello che è certo è che l’arresto del giovane tunisino è un ulteriore strascico della massiccia rivolta di due settimane fa, nella quale una quarantina di immigrati aveva dato in escandescenze per protestare contro l’entrata in vigore della legge Maroni che ha portato sino a un massimo di 6 mesi il periodo massimo di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione. Al termine della rivolta, che aveva prodotto danneggiamenti per migliaia di euro, c’era stata anche una perquisizione delle forze dell’ordine e dei militari che aveva stabilito come in possesso degli ospiti vi fossero spranghe, aste, vetrate rotte pronte per essere utilizzate per ulteriori atti violenti. Al rifiuto degli ospiti di collaborare, era seguita una breve carica degli agenti. Il giorno dopo sul web erano comparsi alcuni filmati con le immagini dei clandestini contusi. Una doverosa e regolare reazione alla resistenza a pubblico ufficiale, secondo le forze dell’ordine, mentre secondo gli immigrati e le associazioni antirazziste si era trattato di un’azione punitiva indiscriminata per la quale è stato chiesto l’intervento della magistratura. (l.m.)

Piccolo del 8 ottobre
Ripresi due stranieri fuggiti nella notte dal Cie

GRADISCA Nuovo tentativo di fuga dal Cie di Gradisca. Stavolta, però, non è andato a buon fine. A provare l’evasione, nella notte fra martedì e mercoledì, sono stati due immigrati maghrebini (probabilmente un tunisino e un algerino) che attorno alle 4 sono riusciti ad eludere la sorveglianza e a raggiungere la recinzione della struttura. Per entrambi la speranza di darsi alla macchia non è durata che una manciata di minuti: uno è stato immediatamente fermato dalle forze dell’ordine che sorvegliano il perimetro esterno, l’altro è stato trovato nelle campagne di borgo Trevisan retrostanti il Cie. Leggermente contusi dopo un salto di circa 4 metri dal muro del Centro di identificazione ed espulsione, i due nordafricani sono stati medicati sul posto dal personale sanitario della struttura che ha così evitato il trasferimento in ospedale. E pertanto anche eventuali, nuovi tentativi di fuga dal pronto soccorso. Intanto sono ripresi a buon ritmo i rimpatri dei clandestini del Cie colpiti da decreto di espulsione. Dopo un primo scaglione condotto a Verona nei giorni scorsi, già fra qualche giorno il provvedimento dovrebbe diventare esecutivo per altri immigrati irregolari trattenuti a Gradisca. All’interno del centro, nel frattempo, la tensione rimane sempre al livello di guardia. Gli operatori, costretti a lavorare in condizioni ad alto rischio lasciano intendere di aspettarsi altri tentativi di evasione nelle prossime ore visto che su molti degli immigrati pende l’ormai imminente rimpatrio. Lunedì i carabinieri della Compagnia di Gradisca avevano proceduto all’arresto di un 21enne tunisino che aveva colpito con un calcio al volto un militare dell’Arma che tentava di convincerlo a scendere dal tetto della struttura nel corso della rivolta del 21 settembre scorso. Intanto le associazioni antirazziste e la sinistra radicale continuano a chiedere che venga fatta chiarezza, attraverso un’indagine giudiziaria, sui fatti che erano seguiti alla rivolta: la perquisizione delle forze dell’ordine che secondo gli immigrati era sfociata in un pestaggio ma che era stata invece definita dagli stessi agenti come una normale risposta a una condotta violenta e alla resistenza a pubblico ufficiale. Nelle celle dei clandestini erano stati trovati numerosi corpi contundenti. Luigi Murciano